Il Testaccio è il ventesimo rione di Roma, indicato con la sigla R. XX. Il popolare quartiere, sorto alle falde del monte  Aventino, deve il suo nome al cosiddetto “monte” (mons Testaceus): 35 metri di cocci (testae, in latino) e detriti vari, accumulatisi nei secoli come residuo dei trasporti che facevano capo al  porto di Ripa grande (Emporium). 

Museo diffuso, simbolo della Roma popolare e della nuova archeologia industriale, Testaccio – insieme all’area limitrofa Ostiense – è un quartiere caratterizzato da una forte personalità.

Il quartiere di Testaccio è uno straordinario laboratorio di trasformazioni urbane, un nodo strategico per lo sviluppo e la modernizzazione di Roma nel XXI secolo. Si tratta, infatti, di un’area di grande pregio, collocata a cavallo delle Mura Aureliane, a ridosso del centro storico e lungo un asse direzionale verso l’EUR ed il mare, costeggiata dal Tevere e lambita dal Parco dell’Appia. Si distingue dagli altri quartieri di Roma per essere riuscito a mantenere, nel corso del tempo, il suo originario spirito popolare, in contrasto con tante altre zone del centro che oggi hanno perso quel sapore familiare e caratteristico della Roma di inizio Novecento.

La piana subaventina è un territorio ricco di storia, In epoca imperiale l’area, sfruttando il Tevere e la via Ostiensis, diviene il fulcro di un complesso sistema portuale e commerciale. Nel medioevo la zona assume il toponimo di Testaccio e con la dismissione del porto si trasforma lentamente in territorio agricolo, rimanendo comunque popolata e vitale grazie al passaggio dei pellegrini diretti alla basilica San Paolo fuori le mura. Dall’età medievale fu destinata all’impianto di orti e vigne. Una parte dell’attuale rione fu lasciata al pubblico godimento e pertanto era nota col nome di “prati del popolo romano”. Fino al 1700 il Testaccio, fu noto per i suoi spettacoli popolari e per le osterie scavate alla base del Monte Testaccio, tutt’ora frequentatissime. Il carattere agricolo si mantiene fino al 1883, quando l’area viene destinata a quartiere industriale della Capitale. Dopo l’Unità d’Italia infatti, il Piano Regolatore del 1871 destinò l’area ad ospitare gli stabilimenti industriali e le annesse abitazioni operaie. Su progetto dell’architetto G. Ersoch, fu realizzato il moderno e funzionale Mattatoio. Le abitazioni popolari invece non furono dotate di adeguate infrastrutture (rete idrica, elettrica, fognaria, etc.), determinando condizioni di vita precarie e inadeguate. Il regime fascista promosse una seconda fase edilizia col graduale inserimento nel quartiere dei ceti medi impiegatizi e una progressiva trasformazione sociale. Oggi il Testaccio accoglie nuove e diverse realtà culturali, tra cui la facoltà di Architettura dell’Università di Roma Tre, l’Istituto Europeo di Design e una sezione del Museo di Arte Contemporanea di Roma, dimostrando grandi potenzialità nell’evoluzione della sua fisionomia sociale, commerciale e culturale.

La più significativa e singolare testimonianza del fervore economico dell’area in età romana resta tuttavia il “Testaccio” o “Monte dei Cocci”, antica discarica di anfore, che dà il nome anche al rione moderno e ne caratterizza il paesaggio, avendone alterato sostanzialmente l’originario aspetto geomorfologico. A partire dal II sec. a.C. e poi tra il I e II d.C., quando l’antico approdo di Roma presso il Foro Boario divenne insufficiente per i bisogni cittadini, la piana del Testaccio fu destinata alla costruzione di un porto (Emporium), di edifici per la conservazione e l’immagazzinamento delle merci (Porticus Aemilia, Horrea Galbana, Lolliana, Seiana ecc.)  e di una grande discarica controllata. Il Testaccio, monte, alto circa 30 m, è per lo più costituito da anfore provenienti dalla Spagna, e più precisamente dalla regione della Baetica, il cui contenuto era l’olio destinato alle distribuzioni annonarie. Tali anfore, di datazione compresa tra I e III secolo d. C., venivano svuotate al loro arrivo a Roma e smaltite in maniera sistematica, attraverso la riduzione in cocci e l’accatastamento per piattaforme a gradoni, che nel tempo hanno costituito l’odierna altura artificiale.

Oggi il cosiddetto “monte dei cocci” è solo uno dei più autentici aspetti del rione, che comunque non ha perso la sua funzione mercatoria. Situato a confine con il quartiere Ostiense, Testaccio è rimasto per lungo tempo luogo di importante produzione per il mercato bovino locale in età moderna, il cui mattatoio rimane per molti l’immagine di un passato popolare, ma ricco di fascino della più autentica architettura industriale. Dopo un lungo restauro e una riqualificazione del quartiere negli ultimi anni, l’ex mattatoio è divenuto sede di uno dei più grandi poli museali d’arte contemporanea, il MACRO. Quest’ultimo è sicuramente l’emblema territoriale più rappresentativo dell’odierno rione Testaccio: una felice commistione tra l’origine popolare del luogo e la più l’arte avanguardistica contemporanea.“

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